CHI SIAMO: STORIA DELL'ATV

Se il tennis degli “Orti Manara” fu una parentesi elitaria, un’immagine mondana, un piccolo spaccato di una città di altri tempi, i primi tentativi di un maggior coinvolgimento sportivo, si ebbero solo nel 1929, quando fu fondata l’Associazione Tennis Verona per iniziativa di G. Franco Fedrigoni, che ne fu primo presidente, e di un gruppo di suoi amici che tanto fecero sino a convincere il Comune a costruire tre campi nella zona di Porta San Giorgio, campi che aprirono nuove prospettive agli appassionati che non avevano la possibilità di giocare nel citato club esclusivo.

Lo spirito con cui il circolo nacque suggerì il nome, “Associazione”, ovvero sodalizio di amici nel più completo senso della parola. Come ebbe a scrivere il suo attuale presidente ad honorem Alessandro Sartori, in occasione del suo 60° anniversario, l’Associazione Tennis riuscì a muovere i primi passi ed a superare momenti delicatissimi non soltanto perché i suoi pionieri furono contagiati da fervida passione sportiva. Infatti, a cementare un legame sportivo davvero eccezionale nel panorama dei circoli italiani, fu la capacità di essere amici dei soci fondatori e dei successivi associati, un vincolo di amicizia che sta alla base di tutte le vicende vicine e lontane che stiamo raccontando.

Lo sviluppo del Circolo in senso sportivo e agonistico fu particolarmente favorito, a partire dal 1932, da Vasco Valerio, al cui nome oggi è intitolato il campionato europeo a squadre juniores. La sua presenza si rivelò molto utile negli allenamenti, visto la rapida ascesa nei valori nazionali. Valerio aveva avuto anche la fortuna di prestare servizio militare a Milano, in una compagnia il cui comandante, appassionato di tennis, per dargli possibilità di frequentare il proprio circolo e partecipare ai tornei milanesi, lo aveva nominato suo attendente.

In precedenza si era dato vita per lo più ad incontri amichevoli organizzati con le città vicine e partecipando ai tornei estivi della montagna, nel Veneto, nel Trentino ed in Alto Adige.

I giocatori veronesi mietevano vittorie, crescevano in bravura e nel 1931 il Club si iscrisse per la prima volta ai campionati italiani a squadre di terza categoria. I primi corposi successi arrivarono comunque nel 1933, con il primato di Franco Fiorio (singolo) e Fiorio-Sandrini (doppio) nei campionati di 3° categoria a Modena. Ma questi assoluti vennero annullati perché alcuni giocatori protestarono presso la Fit perché, tra gli iscritti, figurava Folli, un giocatore professionista che insegnava in Svizzera. La Federazione dispose pertanto la ripetizione dei campionati a Milano, nei quali si imposero nuovamente Fiorio (6/4 6/2 6/0 a Massardi) e Fiorio-Sandrini (6/1 6/4 8/6 a Bossi-Scotti). L’At Verona, nel maggio del ‘35, ospitò i campionati italiani di 3A categoria, ottenendo così un lusinghiero riconoscimento da parte della Fit. Fu anche l’anno dei prestigiosi allori già ricordati di Vasco Valerio (titolo italiano di 2A cat. a Napoli) e di Sandro Sandrini (10° a Venezia nell’internazionale Principessa San Faustino). Nel maggio del 1936 Sandro Sandrini fu nominato presidente dell’At Verona in sostituzione di Fedrigoni, che comunque continuò a sostenere il club. Subito dopo venne deciso dal direttivo la costruzione del quarto campo per poter soddisfare le aumentate richieste. Ma mentre si stava lavorando, precisamente il 19 agosto del ‘36, arrivò come un fulmine a ciel sereno l’avviso del Comune di abbandonare immediatamente tutti i campi da tennis, in quanto si doveva costruire il Lungadige del Littorio tra ponte Garibaldi e Ponte Pietra. Il presidente Sandrini, aiutato dagli amici Fedrigoni, Valerio, Rizzardi e Milani, non si perse d’animo e riuscirono ad ottenere una nuova zona per la ricostruzione dei campi, vale a dire l’attuale di via Col. Galliano. I lavori da parte del Comune, dopo reiterate pressioni anche da parte del vice-podestà Filippo Brunetti, ebbero inizio nell’estate del ‘37 e vennero ultimati nel maggio del ‘38, con la benedizione dell’Abate di San Zeno. “Per la realizzazione della nuova sede — ricordava il compianto Sandrini — abbiamo scavato ben 380 camion di terra. In un primo tempo infatti avevamo pensato di costruire il campo centrale a livello stradale. Poi, di ritorno da~ un torneo disputato a Merano, io e Valerio abbiamo pensato di incassarlo: un’operazione abusiva che ci ha consentito di usufruire di quelle tribune naturali che ancora oggi fanno di questo campo uno dei più caratteristici d’Italia.

Ma poiché il costo superò il preventivo, il Comune, per punizione, non volle costruire gli spogliatoi. Si ripiegò con tre cabine in legno richieste alla piscina comunale”.

Nel 1939 l’ATV iscrisse la propria squadra alla “Coppa Primo Decennale” (campionato a squadre 3” cat.) e su 108 compagini quella veronese composta da Danese, Ferroni, Milani, Segattini e Zambelli, giunse in finale di Roma, dove fu superata con onore dal Tc Parioli.

Il secondo conflitto mondiale impose una seconda, dolorosa battuta d’arresto in quanto campi e arredi erano stati distrutti dalle bombe e quindi spogliati delle recinzioni metalliche. Nell’opera di ricostruzione si trovarono in prima fila il neo presidente Vasco Valerio e Sergio Maraia, nelle vesti di segretario. Unitamente ad un gruppo di soci si autotassarono per poter acquistare una baracca dell’esercito tedesco da adattare a bar e spogliatoio e la soluzione resse fino al 1963 allorché un prestito obbligazionario sottoscritto da soci consentì la costruzione della attuale club house e degli spogliatoi, inaugurati nel 1964, che posero l’At Verona all’avanguardia, dal punto di vista delle strutture tennistiche, tra i circoli veneti. Nei primi anni del dopoguerra arrivò a Verona da Bassano Del Grappa un giovane maestro di tennis, Aniceto Razzetti, che avrebbe lasciato un’impronta indelebile non solo nella storia del Circolo, ma anche in quella del tennis veneto avviando alla pratica agonistica intere generazioni di giovani. “Invitai Razzetti all’ATV precisa Rizzardo Tombetti in quanto lo avevo conosciuto a Bassano nel campionato di 3 cat. Lui accettò anche senza poter contare sull’ingaggio con le sole retribuzione delle lezioni che avrebbe dato ai soci. La prima importante manifestazione del dopoguerra fu organizzata nel maggio del 1948 ed era riservata alla 2A e categoria. “Dar vita ad un torneo di tennis subito dopo le elezioni — scrisse “Il Tennis Italiano” — è stato indubbiamente un atto di coraggio da parte degli organizzatori dell'At Verona. Ma evidentemente i dirigenti non si preoccupano degli ostacoli e pensano soprattutto alla propaganda del tennis. Fatto sta che questo torneo doveva essere il primo atto ufficiale di rinascita dello sport tennistico a Verona, e lo è stato. Nell’occasione si sono distinti i locali Sandro Valerio, Dario Criani, Adriano Anici (figlio della signora Licia, brillante semifinalista del singolare e del doppio misto), Sandra Dolfini, Maddalena Rossi, Attilio Rossi. Tutti giovani che dovrebbero rimpiazzare i “vet” Segattini, Danese, Mondadori; compagni di fatica della Coppa Facchinetti”. Dal 1948 in poi prese piede a Verona anche con elementi al di fuori dell’Associazione. Fino a quell’anno, una sola squadra rappresentava non solo Verona, ma tutta la provincia nei campionati nazionali, ed era quella dell’ATV Il campionato provinciale dell’ottobre vide complessivamente 30 iscritti e fu vinto da Sigma (uno pseudonimo, privilegio che si poteva ottenere pagando 200 lire alla Fit), Paola Novello, Danese-Fedrigoni (maschile) e Maraja-Molini (misto). Ma il colpaccio dal punto di vista organizzativo, lo mise a segno Rizzardo Tombetti, su disposizione del presidente Valerio, il quale riuscì ad ingaggiare a Milano per una esibizione internazionale il mitico team dei professionisti mondiali Kramer, Pails, Riggs e Segura.

Due i fatti curiosi che contraddistinsero l’evento: l’accettazione cioè dei campioni di percepire il 70% degli incassi in luogo del premio di ingaggio e il fatto che, di fronte alla pioggia copiosa, seppur intermittente, si finì per asciugare il campo tribuna inafflandolo di benzina per poi incendiarla. Fu il primo esperimento del genere in Italia se non nel mondo. Ovviamente il maltempo tenne lontani molti spettatori e con i circa 200 paganti l’incasso fu esiguo. Si accontentarono...

Pur lontana dai successi conseguiti da Vasco Valerio e Sandro Sandrini, l’Associazione degli anni successivi ottenne ottimi successi nei vari campionati, compreso il titolo italiano del 1949 nel campionato femminile di 3A categoria “Coppa Belegarde”, vinto da Licia Anici, Paola Novello e la Cristiani. Negli anni cinquanta I’ATV vantava circa 200 soci e le punte di diamante, oltre alle citate Anici, Novello e Cristiani, erano Sandro Sandrini, Dino Danese e Marco Cazzola, Attilio Rossi (3A cat.), Gino Molini, Bruno Giuliani, i fratelli Carlo e Lamberto Cesari, Delia Oradini. Nel frattempo si susseguivano anche i maestri. Dopo Razzetti approdarono i vari Bonetti, Di Nicola, Turcaloro, Giavoni, Bigardi, Fesce, Borgo, Oliboni, Leoni, Vantini e attualmente il coach internazionale Panajotti.

Il battesimo internazionale ufficiale avvenne nel 1951 con l’incontro tra le rappresentative dell’Italia e della Germania, con interpreti del calibro di Cucelli, Del Bello, Von Cramm e Bukolz. Poi, nel 1965, in occasione dell’inaugurazione della nuova club house, fu di scena l’internazionale Italia-Francia.

Nel 1967 l’At Verona chiese ed ottenne l’ambito privilegio di ospitare l’incontro di Coppa Davis Italia-Austria, il quale suscitò vivo interesse degli appassionati, provenienti anche dalle province limitrofe.

Seguirono a ruota le finali del campionato italiano femminile individuale e a squadre di 1° categoria (‘68), i campionati italiani assoluti individuali di 1° categoria (‘69), i campionati internazionali a squadre “juniores” valevoli per la “Coppa Valerio” (‘70).

Gli anni seguenti furono propizi ai giocatori del circolo sia sul piano individuale che a squadre. Ailudiamo ai vari Rotta, Piubello, Danzi, Sileo, Braggio, i fratelli Bertelè, la Vecchiati, la Sandrini; tutti protagonisti nei campionati provinciali e nel circuito “Coppa Valerio”, riconoscimento ad appannaggio dell’At Verona senza soluzione di continuità a dimostrazione della superiorità nei vari settori. Innumerevoli i titoli regionali “Coppa Coletti” poi “Coppa Dolcetta’, con squadre di cui fecero parte Franca Maraja, Mirta Briani, Attilio Rossi, Renato Girelli, Caio e Alessandro Sartori, Giorgio Parisi, Marco Fasan, Francesca e Giuseppe Degli Albertini, Kleffel, Paola Tavella, Francesca e Aldo Briani e altri ancora. Fu rispettata anche la tradizione dei lusinghieri piazzamenti nella “Coppa Belegarde” (donne) e “Coppa Facchinetti” (uomini) per merito delle sorelle Bertelè, Zollo, Vecchiati, Sandrini, Briani, Degli Albertini, Rotta, Bertelè, Podestà, Sonino, Lazzari, Rossi, Perinon, Dolfini, Sileo, A. e C. Sartori, Parisi. Tra l’altro Sileo, Aprili e Perinon furono convocati ripetutamente in azzurro per incontri internazionali giovanili. Buoni risultati ottennero anche i veterani A. Sartori, Tommasi, Picicci, Giaretta, Simeoni, Degli Albertini, Podestà. Emanuele Podestà partecipò con buoni piazzamenti e ben due edizioni dei campionati mondiali seniores.

A prescindere comunque dalle date e dai personaggi che si sono succeduti sui campi, è indiscutibile che l’At Verona ha siglato per 16 lustri la storia dello sport della racchetta in riva all’Adige.

Oggi il sodalizio, con i suoi 300 soci effettivi, sette campi (di cui uno in sintetico adibito anche al calcetto e cinque con coperture pressurizzate nei mesi invernali), con ampia e confortevole palazzina centrale, con uffici, bar ristorante, palestra, spogliatoi, con sauna e piscina indipendenti (tutti rimodernati), può a ben ragione vantarsi di costituire uno dei circoli più completi e rappresentativi del Veneto. Ma non è solo nella disponibilità di tali strutture che il circolo si manifesta importante, quanto per l’importante svolta impressa dalle dirigenze più recenti (l’attuale Consiglio Direttivo è composto dal Presidente Gustavo Bussinello, il Presidente ad honorem Alessandro Sartori, il vice presidente Roberto Vignola e dai consiglieri Alessandro Bonamici, Angela Cascella, Sergio Guidotti, Nicola Fiorini, Fabio Ubini e Danilo Valerio) a favore della politica giovanile. “Certo — ha dichiarato il presidente ad honorem Sartori — non tocca a noi ricordare quali e quanti “servigi” siano stati resi a questo sodalizio, ma forse alcuni ritengono che l’essere stati alla sua guida sia consistito in un esercizio di mera rappresentanza formale ed allora, nostro malgrado, dobbiamo ricordare la continua applicazione posta in essere per legittimare con successo la nostra presenza su questo suolo pubblico; l’attenzione quotidiana a mille problemi che sorgono per la gestione, la tensione a promuovere, senza incidere sulle “tasche” dei soci, una attività sportiva che giustifichi socialmente e moralmente la nostra esistenza, la promozione costante della nostra immagine e la vigilanza affinché la qualità, il tono ed il livello educativo espressi dal Club non abbiano cadute o non prestino soluzioni di continuità con la nostra tradizione”.

“Il tennis — ha continuato Sartori — sta diventando uno sport per «precoci e i tempi di maturazione si accorciano sempre più per cui il direttivo pone particolare attenzione alle scuole Sat , che dovrebbero mettere in luce elementi in grado di salire rapidamente sul piano tecnico e atletico”. Ad avvalorare e porre in giusto risalto le parole del presidente sono giunti innumerevoli successi conseguiti dai portacolori del sodalizio in campo nazionale e internazionale. Non a caso l’At Verona primeggia da anni nel Triveneto per quanto riguarda la classifica nazionale stilata dalla Fit.

Riportare qui i nomi di quanti si sono distinti è un compito piuttosto arduo, ma sono stati sicuramente Jacopo Tezza, Giulia Meruzzi, Matteo Galli, Alessandro Bonamici, Mara Santangelo, Simone Andreoli i protagonisti nelle proprie categorie del ’97, hanno in cui si sono conquistati uno scudetto tricolore a squadre con la serie C femminile (Meruzzi, Santangelo, Avesani e C. Degli Albertini), e ben otto titoli regionali di cui quattro individuali con Jacopo Tezza, Giulia Meruzzi, Mara Santangelo; quattro a squadre.

Anche nell’attività degli “over” l’ATV si è sempre distinta con ottimi risultati fra i quali spicca il titolo nazionale a squadre “over 35” conseguito nel 1999 che ha dato ancora più prestigio al club grazie all’impegno e alla bravura di Mariano Vantini, Massimo Zampieri , Paolo Scola e Paolo Zamperetti.

Un altro titolo italiano è arrivato nel 2006, con le atlete Angelica Moratelli, Martina Parmigiani, Maria Vittoria Concato e Costanza Zanini che hanno vinto il campionato nella categoria Under 12 femminile, oltre che il titolo regionale nella stessa categoria. Titolo regionale vinto nello stesso anno ed anche successivamente dagli atleti Vittorio Chioffi, Andrea Sonato, Pietro Zamperetti e Giovanni Colli nella categoria under 12 (nel 2006) e nella categoria under 14 (nel 2007).

Intensa anche l’attività organizzativa e promozionale. Dopo aver ospitato un’altra edizione dei campionati italiani assoluti di serie A (‘92), vinta dal napoletano Cierro su Valeri davanti ad una foltissima platea del campo centrale, L’At Verona si è vista assegnare anche gli ambiti campionati nazionali U/ 16 maschili nel ‘97, durante i quali si è messo in luce in particolare il proprio pupillo Jacopo Tezza, giunto in semifinale. Nel 2008 ha ospitato i Campionati Regionali di 3^ categoria, per arrivare al 2009 durante il quale si è disputata la XXIII edizione del “Memorial Luca Donini” torneo di 2^ categoria intitolato ad uno degli atleti migliori dell’ATV perito ancora giovanissimo in incidente stradale, ed il prestigioso Trofeo Topolino, torneo nazionale giovanile, oltre che una tappa del Circuito Club Italia riservato ai 4^ categoria.

Sul piano promozionale spiccano: il torneo d’epoca “Come Eravamo”, la manifestazione “Tennis in piazza Brà” patrocinata dall’assessorato allo Sport del Comune di Verona, i corsi gratuiti per alunni delle scuole elementari e medie, oltre allo “Spot” pubblicitario televisivo per diffondere l’attività didattica.

Che il 1997 sia stato un anno magico per il circolo dal punto di vista dei risultati, lo si desume dal “Trofeo Fit”, la classifica nazionale dei circoli di fine anno, stilata in base alle risultanze attraverso i punteggi realizzati nei vari campionati a squadre. Ebbene, l’At Verona, per la prima volta nella storia del tennis veronese, si è piazzata al 1° posto nel Triveneto (alla pari del Ct Kaltern Bolzano) e 10” assoluta in campo nazionale.

Se si considera che la valutazione è stata effettuata su qualcosa come 3.500 circoli, alcuni dei quali più attrezzati e ricchi di tradizioni agonistiche, si ha l’esatta misura dell’evento sportivo, ma che comunque non rispecchia a dovere le potenzialità espresse dai propri giocatori/trici, se si considera le sfortunate vicende che hanno accompagnato due delle final-four, a causa di incidenti e infortuni capitati in avvio a Jacopo Tezza e Giulia Meruzzi che hanno impedito l’acquisizione di quei punteggi che avrebbero collocato il Club quanto meno tra le prime cinque d’Italia.

Nel corso degli anni l’At Verona ha partecipato con una o più squadre a vari edizioni dei campionati italiani assoluti di serie A e B il che ha consentito e consente di poter assistere ad incontri di buon livello tecnico-agonistico, che stimolano grandi motivazioni ai giocatori delle categorie giovanili, come proprio accadeva agli inizi della sua storia, che, si rinnova di continuo sempre seguendo il filo ideale di una presenza continua nella vita sportiva della città; presenza caratterizzata da uno stile che costantemente si rifà al civilissimo costume dei suoi fondatori.

È una storia che è stata interpretata e vissuta con entusiasmo e con passione da tutti i livelli del circolo, mantenendo sempre il tono della partecipazione alla vita del Club a livelli elevati non solo sotto il profilo agonistico, ma soprattutto per adesione attiva ai principi di educazione e cultura sportiva che hanno guidato la mano a chi ha diretto e dirige le sorti dell’Associazione in questi primi ottanta anni di vita.